Cos'è Exa

Exa è la più grande esposizione al mondo di armi sportive, da caccia e da tiro, comuni da sparo; si svolge annualmente a Brescia e nel 2005 se ne terrà la ventiquattresima edizione.

Exa si propone propagandisticamente come un evento tutto centrato sull’ “idilliaca” passione per le armi da caccia, sportive, da collezione; in realtà, scorrendo la lista degli espositori dell’ultima edizione della mostra (e di quelle precedenti), si potrà comprendere come dietro la facciata dell’esposizione di armi sportive si nasconda una realtà diversa e ben più complessa. Grandi industrie che espongono a Exa destinano una parte rilevante della loro produzione alle armi da guerra, alle armi leggere e di piccolo calibro, alle dotazioni antisommossa, a sistemi di addestramento per operatori alla sicurezza.

Per comprendere quale sia la vera movimentazione di affari promossa da Exa basta citare alcuni dei maggiori espositori: primo tra tutti la Beretta, industria armiera bresciana con una storia plurisecolare, il cui profilo è quello di un’industria fondamentalmente militare in grado di convertirsi almeno in parte al civile.

La Beretta deve la propria fortuna alla prima guerra mondiale, e poi alle grandi forniture militari del periodo dell’espansione “imperiale” fascista; dopo una rapida riconversione postbellica ai fucili da caccia, la Beretta tornò alle commesse governative con l’adesione dell’Italia alla Nato.

Oggi la Beretta dichiara ufficialmente un fatturato militare pari soltanto al 25-30% della sua produzione, ma non è azzardato ipotizzare che nel 2000 la produzione militare abbia raggiunto il 40-50%, valutabile in 250-300 miliardi, del fatturato consolidato, e che almeno la metà sia stata prodotta in Italia e da qui esportata. E poiché queste cifre sono lontanissime da quelle ricavabili sulla base delle autorizzazioni all’esportazione, si può ragionevolmente affermare che il gruppo Beretta aggira di fatto, anche se probabilmente del tutto legalmente, la legge 185/90, che sancisce il divieto di esportazione di armi verso paesi in stato di conflitto, in via di sviluppo, e verso quelli i cui governi sono responsabili di violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo.

Oggi la Beretta ha assunto una struttura multinazionale, con fabbriche negli Stati Uniti, in Turchia, Grecia e Spagna, e rifornisce le forze armate italiane, l’esercito degli U.S.A., l’aeronautica francese, e numerosi altri paesi. Ma all’esportazione di armi da guerra vere e proprie aggiunge quella delle cosiddette armi leggere o di piccolo calibro (rivoltelle e pistole a carica automatica, fucili, fucili mitragliatori, fucili d’assalto e mitragliatrici leggere), che sfuggono ai divieti della legge 185 ma che sono quelle più frequentemente usate nei vari scenari bellici, e che provocano il maggior numero di vittime, specialmente tra le popolazioni civili.

La Beretta, per le sue dimensioni, rappresenta l’esempio più eclatante tra i fabbricanti italiani di strumenti di morte che utilizzano Exa come vetrina per promuovere la propria produzione, ma in scala ridotta valutazioni analoghe possono farsi per altri espositori, come la Benelli, la Franchi, la Breda, ecc. Sono poi presenti colossi internazionali dell’industria armiera, anche bellica, come Browning, Winchester, Colt, Smith & Wesson, Ruger.

Accanto a questi, altri produttori espongono a Exa strumenti ad alta tecnologia e dotazioni in uso alle forza antisommossa delle polizie di paesi “democratici” e non; si va dalle cosiddette “armi meno che letali” ai gas lacrimogeni, dalle munizioni speciali agli spray irritanti, ecc.

Gli espositori di Exa, quindi, coprono tutta la vasta gamma degli impieghi della produzione armiera.

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