Exa nella guerra globale

Nell’ultimo decennio i grandi potentati economici e finanziari transnazionali, gli apparati militari-industriali, i principali governi del mondo sempre più frequentemente hanno fatto ricorso alla guerra per risolvere i conflitti, per imporre la loro pace, i loro interessi nei punti di crisi e di rilevanza strategica del pianeta.
E dopo la strage terroristica dell’11 settembre alle Twin Towers la guerra sembra diventare ormai, sempre più, la forma stessa del dominio, sanguinosa e devastante, terribile nella sua concretezza, fatta di bombe, pallottole, distruzione e morte per le popolazioni civili. Va imponendosi una sorta di stato di guerra permanente sull’intero pianeta. Le azioni belliche, attuabili ovunque in qualsiasi momento, diventano normalità nel governo sui popoli. Lo schema amico-nemico e la guerra squalificano ogni iniziativa di mediazione politica tra istanze complesse legittime e differenti, e cercano invece di garantire nel Nuovo Ordine Mondiale neoliberista la concentrazione della ricchezza e del potere nelle mani di pochi a discapito della gran parte dell’Umanità, del diritto universale ad una vita dignitosa.
Teatro di operazioni militari sono oggi l’Afghanistan e la Palestina, prestissimo potrebbero essere la Somalia, l’Iraq, forse di nuovo i Balcani… E anche le forze armate italiane, con un consenso ampiamente maggioritario in parlamento, ma non fra i cittadini, sempre più sono impiegate in queste azioni di guerra con un ruolo attivo importante. Nel bilancio pubblico gli stanziamenti del governo per le spese militari sono in costante aumento.

All’interno degli stessi Paesi più ricchi, lo stato di guerra porta con se l’ampliarsi dell’esclusione dalla sfera dei diritti, dei servizi e delle tutele sociali, nonché l’adozione sempre più frequente di misure e metodi autoritari, apertamente repressivi, per colpire il dissenso e la protesta democratica.

E’ in questo scenario che si pone, nell’anno 2002, l’esposizione di Exa, la cui rilevanza economica e commerciale – come abbiamo visto - va ben al di là della realtà bresciana.
Ed è in questo scenario che Exa si rivela più che mai, nei marchi degli espositori di armi leggere per ogni uso, nel logo accattivante che la pubblicizza, nella propria stessa esistenza, un veicolo per alimentare, foraggiare, legittimare, rendere senso comune accettato e persino bello (“sportivo”) proprio la guerra, i suoi strumenti e chi sulla guerra realizza profitti a palate. Senza guerra non ci sono produzione e vendita di armi. Senza produzione e vendita di armi non c’è guerra. E’ tutto qui, in fondo, il gioviale happening di Exa.

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