Proposta in progress

Ma noi, uomini e donne comuni, di Brescia, di Genova, di Assisi, di Porto Alegre, noi che pensiamo possibile la globalizzazione della pace e dei diritti, e non del dominio di pochi sull’intero pianeta, siamo parte dell’umanità contro la quale i potenti scatenano e fanno combattere le guerre.

Ebbene, chi si oppone alla guerra nei mille modi possibili, senza se e senza ma, chi è per la pace, chi non vuole lasciarsi arruolare, chi diserta e disobbedisce, chi non collabora, chi vivendo ogni fede sa che nessuna guerra si può scatenare in nome di Dio, chi non è d’accordo ma non sa che fare, chi crede possibile un altro mondo senza armi, chi non ci crede molto ma vede che questo mondo è simile al peggiore possibile… invitiamo tutti questi uomini e donne e molti di più, come noi e diversi da noi, a condividere, fra tantissimi soggetti collettivi, politici, associativi, sindacali, studenteschi…, singoli individui, con provenienze, percorsi, sensibilità, pratiche, domande, impegni quotidiani, obbiettivi grandi e/o immediati differenti… un semplice scopo comune: dire no a Exa. Dirlo in molti modi pacifici, pubblici, chiari, comprensibili, con creatività, allegria e radicalità. Affermare che questa mostra di prodotti che servono ad uccidere è semplicemente illegittima, ingiusta, perché di quei prodotti chiunque può diventare e diventa vittima innocente.

Exa non è figlia legittima di Brescia, non è un fiore all’occhiello dell’ “intraprendenza e dell’operosità” dei bresciani. E Brescia non è la città dei produttori e dei mercanti di strumenti di morte. La stessa tradizionale “vocazione armiera” della Valle Trompia è l’esito di scelte politiche ed economiche, non un dato naturale incontrovertibile, certo non è l’unico modello di organizzazione dei rapporti sociali che possa dare identità e lavoro alle popolazioni di quel territorio. Siamo convinti che la sicurezza dell’occupazione e del reddito per i lavoratori oggi impiegati in quel settore non debba essere messa a rischio, ma è altrettanto certo che i percorsi della riconversione dell’industria bellica, pur difficili e realizzabili in tempi lunghi, non siano affatto impraticabili.

Per altro, importanti scelte di delocalizzazione produttiva verso regioni del mondo dove il costo del lavoro è più basso negli ultimi anni sono state compiute anche dalla Beretta, e questo, con l’intensificarsi della competizione sul mercato mondiale, dimostra che persino in Val Trompia la produzione armiera non è sinonimo di garanzia occupazionale e che anche in questo ambito della manifattura bresciana prevale la tendenza alla riduzione di manodopera. Dunque, un serio percorso di riconversione al civile dell’industria bellica valtriumplina e di reinserimento degli addetti in altri settori lavorativi può rappresentare non solo una possibilità per porre fine alla produzione di armi ma anche, in prospettiva, una concreta necessità di garanzia dell’occupazione e del reddito per gli operai di quelle imprese a rischio di disoccupazione.

Da anni sono moltissimi e sempre di più i bresciani attivi nella solidarietà reale, in mille iniziative che vedono la società civile locale sostenere in modo concreto le popolazioni colpite dalla distruzione portata in ogni parte del mondo anche dalle armi che da Brescia vengono vendute a qualsiasi acquirente. L’impegno fattivo di molti bresciani in questi anni nella cooperazione alla pace nella ex Jugoslavia, a supporto delle popolazioni civili, per il ripristino del legame sociale devastato dalla guerra etnica, è solo uno degli esempi. E’ questo il vero fiore all’occhiello che già da molto tempo ha fatto conoscere i cittadini bresciani ai cittadini di tutto il mondo, non certo la produzione di guerra che riempie le tasche di pochi industriali e banchieri.

Esprimere questa solidarietà con coerenza e concretezza, dire no alla guerra non può non significare anche sollevare e affrontare al più presto il grave problema che è Exa, chiedere che la mostra delle armi leggere smetta di esistere.

Exa e il suo “palcoscenico”, la rilevanza nazionale ed europea, la visibilità, oltre che la gravità, di questo evento, rappresentano anzi un’opportunità grande che la società civile, il movimento contro la guerra e per i diritti globali può cogliere, per dare ulteriore legittimità ed efficacia concreta alle proprie ragioni e alla preziosissima pratica quotidiana della solidarietà e delle azioni di pace.

Anzitutto, chiediamo con forza ai promotori dell’esposizione una moratoria, cioè di rinunciare almeno all’edizione di quest’anno di Exa. Crediamo che nella situazione di guerra in atto tale decisione sia doverosa come gesto minimo indispensabile di assunzione di responsabilità, di buon gusto e senso civile, di rispetto per l’Umanità martoriata dall’effetto dei loro prodotti.

Ma temiamo che i produttori e mercanti di pistole, fucili, mitra, così come le società finanziarie e le banche ad essi collegate, siano più preoccupati di non correre il rischio – rinunciando all’expò 2003 - di una qualche flessione del giro d’affari che attraverso Exa si alimenta.

Facciamo appello allora a tutti i soggetti interessati, di Brescia e non di Brescia, a partecipare e a promuovere insieme a noi una serie di iniziative di critica forte, pacifica e radicale ad Exa, dal 13 al 16 aprile prossimi.
Immaginiamo e proponiamo uno scenario articolato e complesso di iniziativa, che abbia la maggior efficacia possibile sul piano politico e comunicativo e che si dispieghi, nelle settimane e nei mesi a venire, a partire da ora e poi soprattutto nei giorni dell’esposizione, in momenti di informazione (volantinaggi, articoli di giornale, conferenze stampa, predisposizione di un apposito sito internet...), di approfondimento, di discussione, di mostra e proiezione video, di spettacolo teatrale e musicale, di incontro (in primo luogo con i lavoratori e con gli studenti), di manifestazione di strada e di azione diretta che coinvolgano tanto la città e il suo centro storico, quanto la zona immediatamente a ridosso dello spazio espositivo, alla periferia est di Brescia.
Intendiamo promuovere nei giorni di Exa un forum di approfondimento, di discussione e proposta, al quale abbiamo l’ambizione di dare rilevanza nazionale, sulla produzione bellica, sui percorsi possibili della riconversione dell’industria armiera, sulle pratiche reali di costruzione della pace e di rifiuto della guerra.
Compiremo azioni di informazione e denuncia riguardanti le banche armate.

Proponiamo, nei giorni dell’esposizione, dei momenti di presenza di massa nelle adiacenze della zona fieristica. L’obbiettivo che ci prefiggiamo è di isolare la mostra e denunciare i “commercianti” di morte. Tenteremo di interporci pacificamente nello svolgimento della rassegna attraverso un percorso critico sugli effetti devastanti delle armi e della guerra. Non vogliamo impedire a nessuno l’accesso all’esposizione, ma crediamo altresì che in un paese libero nessuno ci possa impedire di manifestare il nostro pensiero, il nostro dissenso e la nostra critica. E’ evidente che tale proposta, solo abbozzata, dovrà essere specificata nelle prossime settimane.

Del resto lo scenario e le proposte che iniziamo qui a delineare sono volutamente generici, proprio per consentire a tutti i soggetti interessati di portare il loro contributo alla stessa elaborazione del calendario delle iniziative. Iniziative, anche quelle di strada attorno alla zona fieristica, che speriamo molteplici, che crediamo possano e debbano avere modalità e forme le più diverse, pacifiche, nonviolente, di disobbedienza civile e sociale, che non comportino danno a persone e cose, che abbiano come prerogative irrinunciabili la chiarezza, la radicalità, la pubblicità e l’efficacia comunicativa, e siano mosse dall’obbiettivo condiviso da tutti i promotori: criticare, delegittimare, ostacolare Exa.

Pensiamo le giornate di Exa non come un punto d’arrivo, ma come un passaggio imprescindibile per rilanciare anche nella provincia di Brescia l’opposizione alla guerra e alla produzione bellica, per la riconversione delle fabbriche d’armi. In tal senso, consideriamo importante arrivare anche attraverso le giornate della contestazione ad Exa alla creazione di un osservatorio permanente sulla produzione ed il commercio di armi leggere.

Proponiamo l’inizio di un lavoro lungo, difficile, ma irrinunciabile e importante, per disarmare Exa, per bandire la guerra e le sue armi da Brescia. Comincia adesso…

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