[Bsf] Tavolo migranti
stefano mori
stefanomori2 a tele2.it
Sab 14 Apr 2007 00:44:45 CEST
Le mobilitazioni dei migranti a Bologna, Brescia, Roma, Napoli, Bari e la
prossima manifestazione di Verona mostrano chiaramente la possibilità di un
nuovo percorso del movimento dei migranti e antirazzista a livello nazionale
È
più che mai necessario valorizzare la capacità di costruire momenti di lotta
alti – anche in controtendenza alla fase attuale del movimento – a partire
dalla
condizione materiale cui i migranti sono costretti dalla legge Bossi-Fini.
Soprattutto, è necessario assumere pienamente la radicalità che si esprime
nelle
rivendicazioni dei migranti, che non si lascia costringere nelle maglie
strette
della delega a presunti “governi amici” e che, proprio per questo, dimostra
una
volta di più di non essere una questione settoriale, ma una questione
strategica. La posta in gioco è alta. La recente proposta di legge
Amato-Ferrero
in apparenza sembra recepire alcune delle rivendicazioni portate avanti
negli
ultimi anni dal movimento dei migranti, ma poi le piega a una gestione delle
migrazioni in continuità con la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini. La
proposta di
legge Amato-Ferrero:
- Dichiara di voler eliminare il contratto di soggiorno per lavoro, ma poi
non
indica nessun altro canale legittimo per la permanenza sul territorio
nazionale
che non sia il reddito, vale a dire, di nuovo il lavoro. Propone come se
fosse
una novità il sistema delle quote – strumento di regolarizzazione a caro
prezzo
per i migranti e le migranti già presenti sul territorio – che esprime la
logica
di un’immigrazione pienamente disponibile alle esigenze dei padroni. Una
logica
rafforzata non solo dalle quote “speciali” previste per categorie ormai
indispensabili alla riproduzione sociale, come le badanti, ma anche dal
progetto
di una rete di uffici di collocamento internazionali con sede nelle
ambasciate.
L’istituzione di graduatorie per l’ingresso sulla base delle qualifiche
lavorative parla della volontà di importare forza lavoro specializzata e a
basso
costo, mentre è sempre più chiaro che il governo del lavoro migrante ha
ormai
una dimensione transnazionale.
- Ripropone lo “sponsor”, tornando così alla logica della Turco-Napolitano,
che
con la pretesa di allargare le maglie per l’ingresso regolare aggraverà la
situazione di ricatto vissuta dai migranti a causa del legame tra soggiorno
e
lavoro, tanto più se a fare da sponsor sarà il loro padrone. Oppure,
produrrà
forme di paternalismo nei confronti dei migranti, costringendoli a rapporti
di
dipendenza, qualora siano i sindacati a farsi garanti. Ma d’altra parte, si
tratta di un film che abbiamo già visto quando i patronati nazionali hanno
sottoscritto il protocollo per rinnovare i moduli del rinnovo alle poste,
niente
più che una campagna di tesseramento che legittima politiche vessatorie e
che
oggi per di più attraversa le frontiere: i sindacati cominciano a costruire
sedi
nei paesi di origine per agevolare la procedura burocratica che consente ai
migranti di farsi sfruttare in Italia.
- Parla di superamento dei Cpt, ma i Cpt intanto rimangono dove sono. E
funzionano. L’introduzione del canale di “rimpatrio volontario”, poi, non
solo
darà adito a un’ulteriore criminalizzazione dei migranti distinguendo tra i
buoni – quelli che procedono all’identificazione volontaria – e i cattivi –
delinquenti solo perché rifiutano di dire il proprio nome – ma sarà pagata
dai
contributi dei migranti, che andranno a riempire il cosiddetto “fondo
rimpatri”.
Per appropriarsi di una parte minima di ciò che spetta loro di diritto, i
migranti dovranno accettare di essere espulsi, e magari anche ringraziare.
Il
famigerato reato di immigrazione clandestina non viene toccato. Ne viene
solo
promessa la gradazione, introducendo una sorta di repressione caritatevole
dell’immigrazione.
- Nomina gli enti locali come parti in causa per la riforma della gestione
dei
permessi di soggiorno, ma solo in qualità di strutture di supporto alla
politica
“di ordine pubblico” che continua a essere praticata nei confronti dei
migranti.
Se il permesso di soggiorno deve essere un documento di cittadinanza e non
un’autorizzazione al lavoro, allora le competenze in materia devono essere
sottratte al ministero degli interni. Non si tratta di una mera questione
amministrativa, ma di una chiusura netta con l’immagine del migrante come
“straniero lavoratore”.
Questa proposta di legge non può essere assolutamente accettata. A questa
proposta di legge si può solo dire no! D’altra parte la volontà reale di
modificare la legge Bossi-Fini potrebbe essere mostrata immediatamente
modificando i suoi decreti attuativi. Ma niente finora è stato fatto da
questo
governo! Il ministro Amato ha definito una rapina il rinnovo del permesso di
soggiorno pagato alle Poste italiane, ma non ha fatto assolutamente niente
per
cambiare la situazione. Per tutte queste ragioni è necessario dimostrare che
siamo in grado rispondere unitariamente a questo governo, che sappiamo
mettere
in campo una mobilitazione in grado di esprimere le nostre rivendicazioni in
modo chiaro e forte. Avviare il percorso di dibattito e di organizzazione
che
porti a una manifestazione nazionale è la risposta all’altezza della sfida
che
ci troviamo davanti. Un processo politico in cui tutto il movimento deve
essere
coinvolto, perché l’assunzione collettiva di una condizione parziale –
eppure
esemplare – come quella vissuta dai migranti può essere oggi un’occasione
per
costruire un nuovo spazio di autonomia politica.
Tavolo migranti
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