[Bsf] exa e Zipponi

valter waltsar a aliceposta.it
Lun 23 Apr 2007 13:51:50 CEST


 Carissimi, quello sotto è un articolo apparso sul BS Oggi nei giorni di EXA, tante dovrebbero essere le riflessioni da fare sugli argomenti trattati da Grasso compreso il fatto che la Beretta si gloria di aver venduto 5ooo pistol machin alla guardia di finanza Canadese in plastica.... e poi ci si lamenta se i metal detector non posono rivelare la presenza di armi sugli aerei o dentro i tribunali, e come dire ad un grosso spacciatore di droghe che i scienziati "intelligenti" hanno inventato una droga che non può essere sentita dai cani antidroga. Ma lasciamo stare le "miserie della carne".....

La cosa che mi lascia molto perplesso è il pezzo dell'articolo in cui viene citato "il mio giovane deputato " Zipponi, che rilascia dichiarazioni sulla caccia tralasciando tutta la vera tematica sulla produzione e commercio delle vere armi che fanno la fortuna di Brescia.
ricordo a Zipponi ma anche a noi tutti che la Beretta è inquisita per aver venduto 20 mila pistole di "frodo" ai contractor inglesi che in parte le hanno girate ai terroristi iraqeni. Ma di questo non mi sembra si sia discusso....  in un convegno in cui si parla diTraffico illegale e lagale di armi si parla dei Kalashnikov ma non delle calibro nove beretta vendute illegalmente in iraq!....  pazienza!.
No Zipponi apre alla questione venatoria, peppole si peppole no, questo è il vero quesito, deroghe europeee sull'abbattimento degli storni e sfortunati volatili in genere, non certo la produzione bellica leggera e la destinazione, leggi commercio di quelle armi.
Preferisco , da sempre , la posizione del nostro , mio , consigliere regionale, nonchè mio segreteraio provinciale di Rifondazione , Il meno giovane Osvaldo Squassina che in commissione regionale attività produttive della regione , con in discussione la questione " basilare" delle deroghe alle peppole abbandonava la riunione perchè dichiarava che si vergognava a discutere di quelle cose quando i problemi della Regione fossero quelli dell'occupazione della certezza del lavoro e della sicurezza sociale intesa come garanzia dei diritti inviolabili ( interpreto le sue dichiarazioni ma credo che non sono molto dstante dai suoi intendimenti) .
E' scandaloso che un parlamentare del mio partito si spertichi sulla questione della caccia e dimentichi tutta l' importante questione riferita alla produzione bellica leggera comprese le presunte illegalità della più grande ditta e lobby armiera italiana che ha la sua sede legale a brescia, o meglio in valletrompia!

A che gioco gioca l'eletto di rifondazione da rifondazione e da tanti che di rifondazione non sono?

Si può sapere da che parte sta il nostro " giovane deputato"? 

Il nostro deputato è sufficentemente soddisfatto dai complimenti dell'amministratore delegato della Beretta oppure si potrebbe anche degnare di sentire la sua base, il suo partito ed il movimento che ha contribuito ad eleggerlo?

Credo siano domande importanti alle quali l'onorevole dovrebbe dare risposta altrimenti è meglio che la volta prossima si faccia eleggere dal signor Angelo Rampinelli amministratore delegato della Beretta!.


 

 

«Controllo globale sulle armi»

Pietro Grasso: «Ma in Europa c'è un 
supermarket del terrore nell'ex Urss»
di Massimo Tedeschi



L'Onu e l'
Unione europea sono impegnate in una azione di controllo del mercato 
internazionale delle armi. La loro iniziativa si sviluppa a colpi di 
«protocolli» e «direttive». Peccato che poi queste normative, spesso 
asfissianti per gli operatori economici e per chi le armi le detiene 
regolarmente, si scontrino con violazioni clamorose quanto impunite.
«In Europa - spiega Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia - 
esiste uno Stato-pulce che si chiama Transnistria, che non ha 
riconoscimenti internazionali eppure batte moneta, ha un presidente 
padre-padrone che si chiama Smirnov, una bandiera e dei confini. La 
Transnistria è nata da una secessione di un pezzo della repubblica 
Moldava. Lì aveva sede la 14ª armata dell'ex Urss, che disponeva di un 
enorme arsenale di 42mila tonnellate di armi. In quindici anni quell'
arsenale s'è dimezzato: la Transnistria è il luogo dello shopping 
armiero di Al Quaeda, Hamas, Lupi Grigi, Hezbollah e mafie di mezzo 
mondo. I missili terra-aria usati in Libano l'estate scorsa venivano da 
lì, per non parlare dei kalashnikov. Gli organismi internazionali non 
riescono a fare nulla per impedire tutto ciò. Alla vendita delle 
vecchie armi stoccate si sono aggiunte ora nuove fabbriche, che 
ufficialmente dovrebbero produrre elettrodomestici. Alla faccia di 
tutte le convenzioni internazionali i nostri poliziotti e i nostri 
soldati in missione si possono trovare a contrastare terroristi o 
malviventi che impugnano armi provenienti dalla Transnistria». 
La 
comunicazione di Pietro Grasso è caduta come una clava sul XXIII 
convegno nazionale sulla disciplina delle armi, ospitato presso alla 
Camera di commercio, che ha inaugurato anche l'edizione 2007 di Exa. Il 
tema del convegno, presieduto e introdotto come sempre da Pier Luigi 
Vigna (predecessore di Grasso alla procura nazionale antimafia) quest'
anno era «La legislazione italiana tra normativa europea ed indirizzi 
internazionali». Materia che per molti produttori e semplici 
proprietari di armi comporta un supplemento di lacci e lacciuoli. E 
questo mentre la Transnistria si offre come porto franco del traffico 
internazionale d'armi da guerra, proprio come in un film di 007.
Il 
convegno, dopo i saluti di Francesco Bettoni (presidente della Camera 
di commercio) e del vicesindaco Luigi Morgano, ha offerto la consueta 
messe di approfondimenti tecnici e giuridici. Che la normativa 
nazionale e internazionale stia cambiando l'ha ricordato lo stesso 
Vigna, che ha evocato le norme introdotte nell'estate del 2005 dopo gli 
attentati di Londra. Norme che puniscono non solo chi addestra e chi è 
addestrato ad azioni terroristiche, ma anche chi a qualunque titolo 
fornisce «istruzioni di qualsiasi forma sulla preparazione di 
esplosivi, armi da guerra e armi chimiche».
Grasso, dopo aver 
dichiarato pubblicamente la stima e le «affinità elettive» che lo 
legano a Vigna, ha ricordato le normative europee e internazionali. Da 
un lato la direttiva europea del '91 che, a fronte della caduta delle 
frontiere doganali, mira a salvaguardare «sicurezza e ordine pubblico». 
Dall'altro il protocollo Onu che l'Italia ha recepito con un decreto 
legge del marzo del 2006 che vuole «rafforzare la cooperazione 
internazionale per un miglior controllo di armi e di esplosivi, nonchè 
della loro circolazione». L'obiettivo finale è che tutti i Paesi 
abbiano i registri sulla rintracciabilità delle armi, e li mettano in 
relazione.
E il pianeta-caccia? Fra le numerose relazioni del convegno 
non sono mancati riferimenti alle novità normative, ai conflitti fra 
governo centrale e regioni, al decreto legge 251 dell'estate scorsa 
(non convertito in legge), ai ricorsi al Tar Lazio che hanno azzoppato 
le misure di alcune Regioni in materia di specie in deroga, alle 
ricadute delle direttive europee in materia di habitat, di uccelli, di 
Zone a protezione speciale e di Zone speciali di conservazione.
Che la 
normativa europea sia in rapida evoluzione l'ha confermato l'
eurodeputato Michl Ebner, che ha prospettato anche - a sorpresa - 
possibili misure per sopprimere la presenza del piombo nel 
munizionamento.
Ma è toccato all'on. Maurizio ZIPPONI di Rifondazione 
comunista - in dialogo con l'avvocato Innocenzo Gorlani, esperto del 
settore - chiarire le possibili evoluzioni della normativa italiana. 
L'
ex leader Fiom - sindacato che in passato sfilò con i pacifisti contro 
Exa - ieri ha vestito i panni di esponente di maggioranza e ha 
ricordato la propria attività alle dipendenze della Breda. Secondo 
ZIPPONI lo «stallo» normativo attuale offre un'opportunità a incursioni 
analoghe a quella compiuta dal governo l'estate scorsa, e contro cui il 
mondo venatorio scese in piazza compatto. 
Il rischio di un nuovo blitz 
ministeriale si può scongiurare - è la tesi di ZIPPONI - con un'
iniziativa parlamentare. Ma serve una pre-condizione: «E cioè bisogna 
prendere atto che la difesa dell'ambiente e della fauna appartiene 
ormai al senso comune. Gli interessi del mondo ambientalista e del 
mondo venatorio sono componibili, fra loro è possibile raggiungere un 
equilibrio, purchè tutti smettano di usare la caccia come clava nella 
polemica politica, e i punti estremi rinuncino alle loro asperità». 
Altra premessa necessaria è che «si abbandoni la strada della 
definizione delle specie in deroga su base regionale: è necessario che 
lo Stato fissi standard comuni in tutto il Paese». ZIPPONI ha 
annunciato insomma un'iniziativa dei «volenterosi» di ogni schieramento 
in parlamento precisando: «Questo è il momento giusto per conseguire un 
buon risultato». Una posizione che ha indotto Angelo Rampinelli, 
amministratore delegato della Beretta, a complimentarsi pubblicamente 
con il giovane deputato di Rifondazione, già uomo della Fiom che fu 
anti-Exa. 
-------------- parte successiva --------------
Un allegato HTML è stato rimosso...
URL: http://lists.circolab.net/pipermail/bsf/attachments/20070423/d0dbd0f1/attachment.htm 



Maggiori informazioni sulla lista Bsf