[Bsf] rapporto vendita armi

luciana sossi linfavitale a hotmail.com
Mar 24 Apr 2007 17:56:01 CEST


Info sempre confortanti!
Subject: Fw: banche armate ed esporto armi

Italia: record ventennale dell'export di armi, affari da 2,1 miliardi

E' la cifra record dell'ultimo ventennio*: una manna per l'industria armiera
nazionale trainata da Finmeccanica e non pochi grattacapi per il Governo 
Prodi
che nel suo programma si era impegnato ad un controllo più stringente
sull'esportazione di armi. Superano infatti i 2,1 miliardi di euro le
autorizzazioni all'esportazioni di armamenti nel 2006 con un'impennata del 
61%
rispetto all'anno precedente. E sfiorano il miliardo di euro anche le 
consegne
(970,4 milioni) effettuate sempre nel 2006 [Giorgio Beretta].

Ma brindano anche le banche che, sempre nel 2006, si sono viste autorizzate
operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi 
di
euro - altra cifra record dell'ultimo ventennio - con relativi "compensi di
intermediazione" per oltre 32,6 milioni di euro. E il gruppo San Paolo IMI -
nonostante la dichiarata policy restrittiva - per il secondo anno 
consecutivo
si attesta a "reginetta" delle "banche armate". Sono i primi dati del
"Rapporto" reso noto ieri dalla Presidenza del Consiglio che però non è 
ancora
l'intera Relazione.

Non tranquillizzano nemmeno i destinatari delle esportazioni: al primo 
posto,
dopo anni di stasi, ritornano infatti gli Stati Uniti che oltre alla flotta 
di
elicotteri presidenziali dell'Agusta (c'è in corso un'inchiesta negli Usa 
nei
confronti dell'ex deputato repubblicano Curt Weldon, il principale sponsor
politico dell'operazione) acquistano dall'Italia "bombe, siluri, razzi, 
missili
ed accessori", "navi da guerra", "esplosivi militari", fino ad "armi
automatiche" di tutti i calibri per un totale di oltre 349,6 milioni di 
euro.

Seguiti a ruota un Paese che nei rapporti di Human Right Watch si distingue 
per
"vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la tutela dei diritti
umani": gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha autorizzato la 
vendita
di "bombe, siluri, razzi, missili ed accessori" oltre che di "navi da 
guerra",
"apparecchiature per la direzione del tiro", "armi e sistemi d'arma e
munizioni" e "aeromobili" per oltre 338,2 milioni di euro.

Potrebbe forse rasserenare il fatto che la destinazione principale delle
autorizzazioni rilasciate riguardano i Paesi dell'Ue e della Nato che 
insieme
ricoprono il 63,7%, ma le esportazioni effettuate (consegne) per l'area 
extra
Ue-Nato salgono ad oltre il 44,2% e più del 20,2% dei sistemi d'arma finisce 
in
una delle zone più calde del pianeta, il Medio Oriente e l'Africa 
settentrionale
al quale sono destinate armi per un valore complessivo di 442,8 milioni di 
euro.

Per non parlare della Nigeria che riceve armi per 74,4 milioni di euro o del
microscopico Oman che si vede autorizzate importazioni di armi dall'Italia 
per
oltre 78,6 milioni di euro. "Forte rallentamento" - dice il Rapporto - della
domanda dai Paesi Asiatici (Estremo Oriente), che però ricevono consegne
ingenti: l'India per 66,3 milioni di euro, la Malesia 51,4 milioni, il 
Pakistan
39,7 milioni, Singapore 29,1 milioni di euro. Insomma ce n'è per tutti anche 
per
Perù (26,8 milioni), Venezuela (16,1 milioni) e Libia (14,9 milioni).

E le banche? San Paolo-Imi si conferma per il secondo anno consecutivo la
"reginetta" delle "banche armate" tanto che nell'ultimo anno quasi triplica 
il
volume d'affari nel settore passando dai 164 milioni del 2005 agli oltre 446
milioni di euro del 2006. Nonostante la policy della banca vieterebbe
l'appoggio a transazioni verso Paesi extra Ue-Nato, l'istituto di credito
torinese convoglia a sé quasi il 30% (29,9%) di tutte le operazioni di 
incassi
e pagamenti relative all'export di armi.

Segue BNP-Paribas che con 290,5 milioni di euro è la prima banca estera 
operante
in Italia attiva nel settore. Segue Unicredit, che dopo aver dichiarato nel 
2001
di voler cessare questo tipo di operazioni da due anni ricompare con quote
rilevanti nella lista (86,7 milioni di euro nel 2006). E poi la BNL (Banca
nazionale del lavoro) che addirittura accresce del 33% il proprio volume
d'affari rispetto al 2006 portandolo ad oltre 80,3 milioni di euro. In
diminuzione le operazioni della Deutsche Bank (78,3 milioni di euro), mentre
ritorna alla grande una vecchia conoscenza delle "banche armate": il Banco 
di
Brescia che riceve incassi per oltre 70 milioni di euro. In crescita anche
Commerz Bank (74,3 milioni di euro) che va acquistando quote sempre più
rilevanti in questo settore.

La Banca popolare italiana passa da 14 a 60 milioni e guida il gruppo di 
tutte
le banche al di sotto dei 60 milioni di euro. Preoccupante, in questa 
fascia,
la ripresa delle operazioni di Banca Intesa che con i 163mila euro del 2005
sembrava onorare la policy di "non partecipazione" al settore: nel 2006
realizza invece incassi per 46 milioni e l'Istituto capitanato da Bazoli 
dovrà
ora affrontare la sfida della fusione con SanPaolo-Imi, prima "banca armata"
d'Italia.

Da segnalare anche la presenza di Banca popolare di Milano (17 milioni di 
euro
-50% dallo scorso anno), al centro di una grossa discussione insieme a Banca
Etica di cui è socia fondatrice e per la quale opera anche all'interno di 
Etica
Sgr e della gestione fondi.

Infine, una nota lieta, forse l'unica del Rapporto 2006: la drastica discesa 
da
133 a 36 milioni di euro delle autorizzazioni riferite a Banca di Roma: un
segno - vogliamo augurarcelo - che la partecipazione ai convegni organizzati
dalla Campagna "banche armate" ha un effetto positivo sui vertici delle 
banche.

Giorgio Beretta

(Unimondo - Campagna di pressione alle "banche armate")

*Nota:

La Tabella "M" del Volume I (Rapporto della Presidenza del Consiglio) 
riporta un
grafico delle "Autorizzazioni all'esportazione definitiva" nel quale i 
valori
degli anni 1997-2000 (ma anche negli anni successivi) sono stati calcolati
"deflazionandoli" più volte col risultato di rendere il grafico sempre più
sbagliato tanto da farli sembrare in Lire. Da quel grafico appare -
erroneamente - che le autorizzazioni definitive rilasciate dal Governo nel 
2006
sono dello stesso ordine di grandezza del 1999: niente di più errato sia
considerando i valori correnti che i valori deflazionati (c.e.) che il 
grafico
vorrebbe riportare. Abbiamo ritenuto pertanto utile fornire ai lettori il
grafico esatto coi valori correnti (non deflazionati) tutti riportartati in
euro comprensivi delle autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Difesa
oltre che dal Ministero degli Esteri.

http://www.criticamente.it/Article3130.html

la vita cerca la crescita, non la compensazione del nulla.  (Silo)

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