[Bsf] Primato bresciano anche nel razzismo istituzionale?

Luigino Beltrami luigino.beltrami1 a tin.it
Ven 31 Ago 2007 01:50:07 CEST


Primato bresciano anche nel razzismo istituzionale? 
 
L’assessore alla sicurezza del comune di Brescia rivendica il primato in materia di repressione dei lavavetri. L’assessore, inoltre,  critica implicitamente la sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma penale che punisce l’accattonaggio.  


 
INTANTO è DI QUESTE ORE LA NOTIZIA CHE OGGI PIù DI VENTI ROM RUMENI, FRA I QUALI UNA DOZZINA DI BAMBINI, SON STATI CACCIATI DA BRESCIA, SCORTATI DALLA POLIZIA LOCALE.                                                                                                                                                                                    IN QUESTO MOMENTO SI TROVANO ALL'ADDIAGGIO  IN UN PARCHEGGIO VICINO A VERONA

 
Giovedì 30 Agosto 2007  BRESCIAOGGI 




Beatrice Foschetti 
L’ordinanza fiorentina contro i lavavetri continua a dividere: da una parte chi plaude alla scelta della tolleranza zero del sindaco Leonardo Dominici, dall’altra chi si dichiara preoccupato dall’improvvisa severità contro «i più deboli». Ma il caso dell’estate, a Brescia è già vecchio, affrontato e parzialmente risolto dalla vigilanza urbana dal 2002. 
«In seguito al vuoto legislativo del 1999, originato dall’abrogazione del secondo comma dell’articolo 670 del codice penale in materia di accattonaggio - ricorda l’assessore alla Sicurezza del Comune Dionigi Guindani - cinque anni fa inserimmo nel regolamento della polizia urbana un’apposita norma». 
Nelle disposizioni sulla salvaguardia della sicurezza e igiene ambientale, ecco così il divieto di «qualsiasi forma di accattonaggio molesto o che rechi intralcio alla circolazione pedonale o stradale». Non ricorda forse il provvedimento fiorentino? 
Ciò che contraddistingue, e non poco, la realtà bresciana da Firenze, è la gravità della sanzione prevista: 130 euro e l’allontanamento dal luogo dell’accattonaggio nel primo caso, 206 euro di ammenda e sino a tre mesi di reclusione nel secondo. Il provvedimento, non a caso, pare eccessivo a molti. «E suscita dubbi circa la sua validità dal punto di vista giuridico», obietta Guindani, che pure dice di «appoggiare la volontà del capoluogo toscano». 
D’altra parte, ammette l’assessore in Loggia, risulta particolarmente difficile per le amministrazioni comunali barcamenarsi nella confusione generata dal vuoto legislativo statale del 1999. 
Per questo motivo, anziché lasciare la materia alla libera interpretazione dei singoli sindaci, «sarebbe opportuna una visione d’insieme a livello nazionale», auspica Guindani, perfettamente in linea con le richieste avanzate nei giorni scorsi, fra gli altri, da Achille Serra, prefetto di Roma, e da Walter Veltroni, sindaco della capitale. 
Il candidato leader del Pd è stato uno dei primi a far emergere la questione dello sfruttamento minorile, che spesso si cela dietro all’increscioso fenomeno dell’accattonaggio. Niente di più vero, anche se l’utilizzo dei minori nella richiesta di denaro non è mai stata oggetto di un vuoto legislativo. 
«La 671 del codice penale non è stata abrogata nel 1999», afferma Elsa Boemi, comandante della Municipale, «per cui abbiamo continuato a debellare la triste pratica con l’aiuto del tribunale dei minori». Undici le denunce in tal senso, con relativa diffida dei genitori, nel 2006, 4 nel 2007. 
Forse, nel processo di ideazione di una legge unitaria per il Paese, guardare con attenzione al caso bresciano, strettamente connesso ai flussi migratori, potrebbe risultare utile. 
A distanza di cinque anni dall’approvazione del comma 1 dell’articolo 5, Brescia è di fatto estranea al fenomeno dei lavavetri, a eccezione del semaforo di via Borgosatollo, tra la Volta e il casello autostradale, dove una tantum presenziano due ragazzi rom del vicino campo nomadi, puntualmente multati ed allontanati dalle forze dell’ordine. Un risultato dovuto anche al ridimensionamento dei campi, passati dal 1999 al 2006, da tre a due, con un totale di 312 presenze odierne contro le 1.029 di allora. 
Meno rosei i dati dell’accattonaggio in generale. Dopo l’entrata nella comunità europea della Romania (gennaio 2007) i numeri hanno registrato un’impennata preoccupante. Se nel 2006 sono stati solo 26 i verbali per accattonaggio molesto, nel primo semestre dell’anno in corso ammontano già a 20. 

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