[Bsf] al presidente Napolitano

luciana sossi linfavitale a hotmail.com
Lun 29 Gen 2007 13:18:15 CET


Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

Signor Presidente,

Da quanto leggo su televideo lei avrebbe dichiarato:

"No all'antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo".

"Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato 
ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, 
al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele".

Se questo è realmente il suo pensiero, e naturalmente mi auguro che non lo 
sia, mi lasci dire che queste sono affermazioni errate e gravi e mi auguro 
che suscitino, da parte di numerosi italiani, una reazione calma e ragionata 
ma ferma.

Signor Presidente,

mi consenta di dissentire dalla prima frase da lei pronunciata. Lei sostiene 
che l'opposizione al sionismo è antisemitismo mascherato. Né si può pensare 
che Lei abbia voluto dire che solo alcuni antisemiti nascondono il loro 
antisemitismo reale dietro un preteso o falso antisionismo. Lei ha formulato 
il suo pensiero in modo inequivocabile: per Lei chi è antisionista è 
antisemita sic et simpliciter. Io sono d'accordo con lei che l'antisionismo 
è la "negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico e delle ragioni 
della sua nascita" ma sostengo con decisione che la negazione delle ragioni 
della nascita dello Stato ebraico e la sua sostituzione con uno Stato 
democratico unico di ebrei e palestinesi su tutta la Palestina non potrà che 
arrecare bene agli ebrei, ai palestinesi, ai popoli mediorientali e del 
mondo intero. Ritengo, e non sono l'unico visto che molti ebrei antisionisti 
sono dello stesso avviso, che lo Stato sionista per soli ebrei è uno Stato 
razzista, coloniale e espansionista, non diversamente da quello che era lo 
Stato razzista per soli bianchi del Sud Africa. La natura sionista di 
Israele è una minaccia per la pace mondiale e per gli stessi ebrei.

Signor Presidente,

non sono un negazionista dell'Olocausto e non nutro sentimenti anti-ebraici. 
Desidero solo che gli ebrei in Palestina non neghino ai palestinesi un 
diritto che rivendicano per sé. I palestinesi, profughi e residenti in 
Israele o nei territori occupati, hanno diritto a vivere in Palestina in 
pace e in armonia, godendo delle libertà democratiche che tutti i popoli del 
mondo meritano. Questo principio che noi non neghiamo agli ebrei di 
Palestina, Israele lo nega ai palestinesi.

Lei forse è favorevole agli stati etnici? Mi sembrava di aver capito che Lei 
e il partito da cui proviene eravate favorevoli agli Stati democratici in 
cui tutti i cittadini sono uguali indipendentemente dalla religione, 
dall'etnia, dalla cultura o altro, a cui appartengono. Forse mi sono 
sbagliato. Non capisco perché l'Italia e l'UE si sono impegnati per 
l'uguaglianza dei diritti tra bianchi e neri in Sud Africa, o si impegnano 
oggi per l'uguaglianza e la convivenza tra serbi e cossovari in Kossovo, tra 
macedoni e albanesi in Macedonia, tra musulmani, ortodossi e cristiani in 
Bosnia, tra sciiti, sunniti e cristiani in Libano e poi sostengano il 
carattere esclusivamente ebraico di Israele?

Forse Olmert ha chiesto anche a Lei, come ha fatto con il Signor Prodi, di 
difendere Israele in quanto Stato esclusivamente ebraico e sionista?

Se questo è il suo pensiero, voglio chiederLe:

- se Israele decidesse di deportare i cittadini israeliani non ebrei, come 
chiede da tempo il ministro razzista Avigdor Lieberman, Lei appoggerebbe 
questa politica in nome della difesa del carattere ebraico dello Stato 
israeliano?

- ignora Lei forse che i cittadini non ebrei d'Israele non hanno gli stessi 
diritti degli ebrei? Non sa forse che è proibito per legge ad un cittadino 
israeliano non ebreo di acquistare proprietà terriere da un ebreo? Ignora 
forse che esistono strade che collegano Israele alle colonie nei territori 
occupati su cui non possono circolare (non i palestinesi dei territori 
occupati, questo tutti lo sanno) ma i cittadini arabi di Israele? Le 
ricordo, inter alia, anche che è negato il ricongiungimento al coniuge ad un 
cittadino arabo d'Israele se questo coniuge proviene dai territori occupati. 
Spero che Lei sia informato sulla proposta di legge nella Knesset che 
prevede di togliere la nazionalità israeliana ad un cittadino arabo 
d'Israele se costui non dichiara fedeltà al sionismo. Si renderà conto che 
questo corrisponde a volere l'accettazione dell'ingiustizia storica che il 
sionismo ha fatto ai palestinesi da parte delle stesse vittime 
dell'ingiustizia.

- Non ritiene che portare quegli ebrei (per fortuna non sono tutti gli 
ebrei) che sostengono Israele a liberarsi di una forma statale che 
discrimina i cittadini non ebrei, che impianta colonie su territori fuori 
dai suoi confini, che conduce una guerra contro una popolazione occupata e 
indifesa, che possiede armi nucleari e non aderisce al trattato di non 
proliferazione nucleare e all'AIEA, che è stata condannata mille volte 
nell'ambito dell'ONU, non equivalga ad un bene per loro e per i palestinesi?

- e infine l'ultima domanda: se l'Italia (che lo ha già fatto nel passato) 
dovesse attuare una politica discriminatoria verso i suoi cittadini ebrei 
come Israele discrimina i suoi cittadini non ebrei e dovesse riprendere, 
malauguratamente, una politica coloniale, Lei non riprenderebbe la lotta 
contro il regime o il governo che così si comportasse?

Allora perché non si può combattere un regime, quello sionista, che è 
discriminatorio, razzista e colonialista? Nessuno sta proponendo un nuovo 
olocausto ebraico, gli antisionisti vogliono solo uno Stato non 
confessionale, non etnico, non razzista in Palestina, per gli ebrei e per i 
palestinesi. Non diversamente da quello che sono tutti gli stati 
autenticamente democratici nel mondo.

Signor Presidente,

si dà il caso che sono uno studioso del sionismo. É quindi sulla base dei 
miei studi di questa ideologia politica che Le scrivo. Le ricordo alcuni 
fatti:

Primo tra tutti la collaborazione dei sionisti (di destra e di sinistra) con 
gli antisemiti, con il fascismo e il nazismo. Si è trattato di una 
collaborazione lunga ed estremamente dannosa per gli ebrei non sionisti (che 
allora erano la stragrande maggioranza). Per quanto ciò possa apparire 
incredibile, la collaborazione dei sionisti con i fascisti, i nazisti e gli 
antisemiti, storicamente documentata, si fondava su una logica di scambio 
criminale a danno degli ebrei. I sionisti hanno appoggiato i regimi fascisti 
e antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale, chiedendo in cambio 
di permettere loro di portare gli ebrei in Palestina per realizzare il loro 
progetto coloniale. Gli ebrei che non accettavano di emigrare in Palestina 
sono stati abbandonati al loro destino. Gli antisemiti erano ben contenti di 
liberarsi degli ebrei in questo modo. Non è vero che gli antisemiti sono 
antisionisti come lei sostiene ma è vero proprio il contrario. Non metterà 
in dubbio, spero, le parole dello scrittore israeliano Yehoshua che qualche 
anno fa ha dichiarato:

"I gentili hanno sempre incoraggiato il sionismo, sperando che li avrebbe 
aiutati a liberarsi degli ebrei che vivevano tra di loro. Anche oggi, in una 
maniera perversa, un vero antisemita deve essere un sionista". [1]

Lo scrittore israeliano dimentica però di dire che anche i sionisti, in 
maniera perversa, hanno incoraggiato gli antisemiti affinché allontanassero 
gli ebrei dai loro paesi e li consegnassero agli attivisti sionisti pronti a 
portarli nelle colonie in Palestina. Un vero sionista è un amico degli 
antisemiti.

Questo aspetto vergognoso della storia del sionismo inizia con il suo stesso 
fondatore, Theodor Herzl. Nell'agosto del 1903, Herzl si recò nella Russia 
zarista per una serie di incontri con il Conte von Plehve, ministro 
antisemita dello Zar Nicola II e Witte, ministro delle finanze. Gli incontri 
avvennero meno di 4 mesi dopo l'orrendo pogrom di Kishinev, di cui era 
direttamente responsabile von Plehve. Herzl propose un'alleanza, basata sul 
comune desiderio di far uscire la maggior parte degli ebrei russi dalla 
Russia e, a più breve termine, allontanare gli ebrei russi dal movimento 
socialista e comunista. All'inizio del primo incontro (8 agosto) von Plehve 
dichiarò che egli si considerava "un ardente sostenitore del sionismo". 
Quando Herzl cominciò a descrivere lo scopo del sionismo, il Conte lo 
interruppe affermando: "Predicate a un convertito".

In un successivo incontro con Witte, il fondatore del sionismo si sentì 
dichiarare apertamente: "Avevo l'abitudine di dire al povero imperatore 
Alessandro III: se fosse possibile annegare nel mar Nero sei o sette milioni 
di ebrei, io ne sarei perfettamente soddisfatto; ma non è possibile; allora 
dobbiamo lasciarli vivere". E quando Herzl disse di sperare in qualche 
incoraggiamento dal governo russo, Witte rispose: "Ma noi diamo agli ebrei 
degli incoraggiamenti ad emigrare, per esempio dei calci nel sedere".[2]

Il risultato degli incontri fu la promessa di von Plehve e del governo russo 
di

"un appoggio morale e materiale al sionismo nel giorno in cui alcune delle 
sue azioni pratiche sarebbero servite a diminuire la popolazione ebraica in 
Russia". [3]

"Se noi [sionisti] - diceva Jacob Klatzkin - non ammettiamo che gli altri 
abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi 
il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera 
vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno 
costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che 
insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a 
ridurre la sfera della propria esistenza. É giusto, quindi, che essi [gli 
anti-semiti] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece 
di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i 
quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire 
organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano 
difendere i nostri diritti".[4]

Queste parole, e l'atteggiamento conseguente dei sionisti, hanno certo dato 
argomenti preziosi ai nazisti che sostenevano appunto che gli ebrei erano 
una nazione estranea nella loro nazione.

"Per i sionisti, affermava senza vergogna Harry Sacher, un sionista inglese 
- il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il nazismo; ergo, 
il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e comprensione per il nazismo, di 
cui l'anti-semitismo è probabilmente un aspetto passeggero".[5]

Non è solo cecità politica, è collaborazione criminale col nemico degli 
ebrei. E Lei, Presidente, vuole chiudere gli occhi su questo aspetto della 
storia del sionismo? Le ricordo poi che i nazisti rispondevano molto 
positivamente alle offerte dei sionisti come dimostra questo brano di una 
loro circolare:

"I membri delle organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro 
attività dirette verso l'emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso 
rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle organizzazioni 
ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti)".[6]

E Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS dichiarava:

"Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in 
grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto da oltre mille 
anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza ufficiale li 
accompagnino".[7]

La colonizzazione della Palestina era ben vista dai nazisti. Tra 
colonialisti ci si intende. Questo per ricordarLe che i nazisti, con l'aiuto 
consapevole dei sionisti, hanno colpito solo quegli ebrei che intendevano 
vivere nei paesi in cui erano nati e non volevano rendersi responsabili 
dell'occupazione della Palestina e della conseguente e inevitabile cacciata 
dei palestinesi. Queste vittime ebraiche non erano sioniste, erano semmai 
assimilazionisti o antisionisti. Dopo l'Olocausto, l'Occidente non ha fatto 
altro che premiare i sionisti consegnando loro la terra dei palestinesi e 
facendo pagare a chi non aveva nessuna colpa, il caro prezzo dello sterminio 
degli ebrei avvenuto per diretta responsabilità di alcuni paesi europei e 
per l'ignavia di altri nonché per il folle piano sionista. La collaborazione 
tra sionisti e nazisti é stata possibile anche, al di là dell'aspetto 
pratico della comune volontà di portare gli ebrei in Palestina, perché 
l'ideologia sionista e quella nazista avevano un punto in comune, come 
riconosce l'ebreo sionista Prinz:

"Uno Stato costruito sul principio della purezza della nazione e della razza 
(cioè la Germania nazista) può solo avere rispetto per quegli ebrei che 
vedono se stessi allo stesso modo".[8]

Lo stesso personaggio si rendeva conto della situazione paradossale che si 
veniva a creare, e ammetteva:

"Per i sionisti era molto disagevole operare. Era moralmente imbarazzante 
sembrare essere considerati i figli prediletti del governo nazista, in 
particolare proprio nel momento in cui esso scioglieva i gruppi giovanili 
(ebraici) antisionisti, e sembrava preferire per altre vie i sionisti. I 
nazisti chiedevano un «comportamento più coerentemente sionista»".[9]

E tuttavia la collaborazione andò avanti. Fu una collaborazione multiforme 
che ricostruisco nel mio saggio "La natura del sionismo"[10]. Le voglio 
ricordare, per finire, l'invito di Dov Joseph, caporione dell'Agenzia 
Ebraica, che sul finire del 1944, quando gli ebrei morivano a centinaia di 
migliaia nei lager, parlando a giornalisti sionisti in Palestina preoccupati 
delle notizie dei massacri, li mise in guardia contro:

"la pubblicazione di dati che esagerano il numero delle vittime ebraiche, 
perché se noi annunciamo che milioni di ebrei sono stati massacrati dai 
nazisti, poi ci chiederanno, a ragione, dove sono i milioni di ebrei per i 
quali noi rivendichiamo una patria quando la guerra sarà finita". [11]

Questo può bastare, ma ho l'ardire signor Presidente di consigliarLe di 
approfondire l'argomento.

La storia del sionismo è una storia criminale, non è sorprendente quindi che 
i sionisti e lo Stato sionista continuino a trattare così barbaramente i 
palestinesi. Ma la mia preoccupazione va al di là della tristissima 
situazione del popolo palestinese che tutti sembrano dimenticare.

Sinceramente, signor Presidente, vogliamo fare la fine degli Stati Uniti in 
Iraq? Oggi personaggi importanti negli USA, come l'ex presidente Jimmy 
Carter, o gli studiosi universitari Mersheimer e Walt si sforzano di aprire 
gli occhi ai loro compatrioti sulle conseguenze della cieca politica estera 
elaborata a Tel Aviv e nei circoli dei neoconservatori sionisti di 
Washington che gli Stati Uniti stanno conducendo in Medio Oriente. Crede che 
la guerra in Iraq sia stata fatta per le armi di distruzione di massa di 
Saddam? Per la minaccia che l'Iraq rappresentava per l'Occidente? Per 
l'esportazione della democrazia? Per gli interessi petroliferi americani? 
Molti sostengono quest'ultima ipotesi (le altre sono miseramente crollate). 
Ma il petrolio non si compra sul mercato? E poi quanto verrebbe a costare se 
dobbiamo fare una guerra ad ogni paese produttore? Signor Presidente, la 
guerra è stata fatta per eliminare un possibile rivale di Israele e per 
consolidare il dominio sionista in Medio Oriente. Adesso Tel Aviv invita 
l'Occidente a distruggere l'Iran, e ricatta tutti facendo capire che se non 
lo facciamo noi, sarà proprio Israele a farlo. Come? Invadendo l'Iran? No 
Presidente, sappiamo tutti che Israele ricorrerebbe alle sue armi nucleari.

Gli americani si stanno accorgendo, a proprie spese, di cosa voglia dire 
essersi fatti invischiare in una guerra assurda in Iraq per gli interessi di 
Israele. E noi non ce ne vogliamo rendere conto. Vogliamo veramente farci 
coinvolgere nella guerra nucleare contro l'Iran? Nella guerra mondiale 
contro l'Islam?

Prenda esempio dall'ex-presidente Carter e denunci l'Apartheid di Israele. 
Se non lo vuole fare Lei, lasci che qualcun altro, per il bene dell'umanità, 
degli ebrei e dei palestinesi, continui a denunciare il sionismo e si batta 
per uno Stato unico, democratico, pacifico in Palestina per tutti i suoi 
abitanti, nessuno escluso.

Signor Presidente,

Lei non si ricorderà di me, eppure noi ci siamo conosciuti e ci siamo 
parlati. Fu in una triste occasione. Qualche anno fa, all'aeroporto di 
Fiumicino, Lei in rappresentanza del suo partito venne a portare solidarietà 
a mia sorella, Marisa, che, dopo aver partecipato ad una manifestazione 
pacifista a Gerusalemme, solo perché guardava da dietro la vetrata 
dell'albergo i poliziotti israeliani che massacravano un ragazzino 
palestinese per strada, perse un occhio quando da un idrante con la stella 
di Davide spararono uno spruzzo talmente violento da infrangere il vetro e 
conficcarle una scheggia nell'occhio. Allora veniva a porgere un saluto a 
mia sorella che aveva pagato per difendere i diritti e la dignità dei 
palestinesi. Oggi con la sua dichiarazione inaccettabile accusa gli 
antisionisti, e molti sono ebrei, che si battono per uno Stato democratico 
in Palestina mettendoli nello stesso immondezzaio degli antisemiti.

Credo, signor Presidente, che i sionisti sono riusciti a fare con Lei, 
ancora peggio che con mia sorella.

A lei sono riusciti ad accecare non uno, ma tutti e due gli occhi!

Distinti saluti

manno mauro

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[1] Jewish Chronicle, 22 gennaio 1982.

[2] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? Parigi, Petite collection 
Maspero, 1981, pp. 174-75.

[3] Maxime Rodinson, Peuple juif ou problème juif? cit. p. 174.

[4] Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, The Meaning of Jewish 
History, in Encyclopedia Judaica, vol II, p. 425.

[5] Harry Sacher, Jewish Review, settembre 1932, p. 104, Londra.

[6] Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al corpo di polizia 
bavarese, 23 gennaio, 1935, pubblicata in Kurt Grossman, Zionists and 
Non-Zionists under Nazi Rule in the 1930's, Herzl Yearbook, vol VI, p. 340.

[7] Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS, The Visible 
Enemy, articolo pubblicato in Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS, 
maggio 1935.

[8] Joachim Prinz, (1936), citato in Benyamin Matuvo, The Zionist Wish and 
the Nazi Deed, Issues, (1966/67), p. 12.

[9] Joachim Prinz, Zionism under the Nazi Government, in Young Zionist, 
Londra, novembre 1937, p. 18.

[10] La natura del sionismo, supplemento al numero 56, novembre 2006, di 
Aginform.

[11] Yoav Gelber, Zionist Policy and the Fate of European Jewry, p. 195.

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[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

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