[Bsf] i turchi nostri alleati
sauro a bresciascuola.it
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Ven 4 Maggio 2007 07:36:47 CEST
Si permettono solo manifestazioni islamiche, o nazionaliste di destra.
Finalmente una vera democrazia nell'islam! Anche da noi si esalta chi segue
da ignorante gli insegnamenti di Kemal Pasha, biondo occhi verde chiaro
teorico della purezza raziale turca ammiratore di Hitler e padre di tutti i
turchi. Con tali imbecilli in giro l'integralismo non può che vincere!
sauro
Caos a Istanbul
02.05.2007 OsservatorioBalcani
Cariche della polizia e lacrimogeni contro i manifestanti per il primo
maggio, centinaia di arresti. Il tentativo di celebrare la festa dei
lavoratori nella storica piazza di Taksim si trasforma in caos e paura.
La cronaca del nostro corrispondente Fabio Salomoni
Una metropoli nel caos, una città “trasformata in una prigione a cielo
aperto” per usare le parole di Suleyman Çelebi, presidente del Sindacato
dei lavoratori rivoluzionari (DISK).
La mattina del primo maggio Istanbul si è risvegliata tagliata a metà.
Da una parte il centro è avvolto da un silenzio surreale, per la strada
solo poliziotti ed autoblindo. Dall’altra il resto della città è
soffocato dal traffico impazzito e da colonne di pedoni.
La prefettura ha sospeso gran parte delle linee di vaporetti in sevizio
sul Bosforo, chiusi tratti della metropolitana e le funicolari,
dirottati gli autobus, vacanze forzate per gli studenti delle scuole del
centro. L’obbiettivo è rendere irrangiungibile piazza Taksim. E’ così
che le autorità hanno risposto, schierando anche 17.000 poliziotti, alla
determinazione del comitato “Primo maggio a Taksim” a celebrare la festa
dei lavoratori nella centralissima piazza, nonostante anche alla vigilia
il prefetto avesse ribadito che “La piazza non è un luogo per
manifestazioni di massa”.
Quest’anno però DISK, KESK (il sindacato dei lavoratori pubblici), TMMOB
(l’Ordine degli architetti e degli ingegneri) e TTB (l’Unione dei
Medici) avevano un motivo in più per volersi riprendere Taksim. Ricorre
infatti il trentesimo anniversario dell’ultima festa dei lavoratori
tenutasi nella piazza. Nel 1977 la manifestazione di 500.000 lavoratori
era finita in tragedia con un bilancio di 36 morti.
L’appuntamento è alle 10.00 nello spazio compreso tra il palazzo
ottomano di Dolmabahçe e lo stadio di Beşiktaş. Da lì a Taksim le strade
sono deserte, si vedono solo drappelli di robocop in tenuta antisommossa
e panzer che sonnecchiano nelle aiuole.
Alle 7.30 la delegazione del comitato organizzatore che si presenta sul
luogo dell’appuntamento viene fermata dalla polizia e caricata sui
cellulari. Nelle ore successive i fermi si susseguono. Chiunque sosti ai
bordi della strada per qualche minuto, magari in gruppo, viene avvertito
dai poliziotti: “Sostare è vietato, qui non si manifesta”. Chi resiste
viene caricato a forza sui cellulari. Un barbuto signore prima di essere
trascinato via riesce a gridare “Stupratori del primo maggio!” Un
gruppo di manifestanti che cerca di raggiungere Dolmabahçe dietro lo
striscione del sindacato del cinema viene caricato e disperso a colpi di
idrante.
Poco dopo le dieci arriva il presidente del DISK Çelebi. La situazione è
tesa. Difficile anche avere informazioni. Più tardi uno dei più
prestigiosi inviati del canale NTV, Mete Çubukçu, racconterà che la
prefettura fino alle 11.00 ha di fatto vietato le trasmissioni
televisive in diretta da Taksim.
Çelebi racconta di centinaia di fermi in tutta la città fin dalle prime
ore del mattino. Pulmann di manifestanti provenienti da tutto il paese,
Hatay, Ankara, Izmit, vengono fermati all’ingresso della città,
rimandati indietro o dirottati in una scuola di polizia. Chiunque si
diriga verso il luogo del concentramento viene fermato, perquisito o
respinto “Una situazione che ricorda lo stato di emergenza dei colpi di
stato del 1971 e 1980” racconta Çelebi che continua “Noi volevamo
solamente commemorare i nostri amici e condanniamo questo governo che ci
ostacola. Istanbul è in stato d’assedio”. Per un altro sindacalista del
DISK “La Turchia, la classe operaia non meritano queste scene”.
Il dirigente di polizia incaricato della trattative sembra inamovibile.
Solo 50 persone possono salire a Taksim e deporre un fascio di fiori. Lo
scoglio viene superato dall’intervento di un vicequestore che permette
ad una parte dei presenti di arrivare fino alla piazza. Si parte.
200/300 manifestanti, un drappello di giornalisti e fotografi e
tutt’intorno lungo il percorso un muro di divise blu e caschi luccicanti
al sole. Una situazione irreale ma lentamente il corteo prende coraggio:
“Ecco il primo maggio, ecco Taksim!” “Fianco a fianco contro il
fascismo!”. Dalle finestre delle banche e degli uffici la gente sorride,
applaude. In cima alla salita la piazza. Dopo trentanni il DISK torna a
Taksim. Il comitato d’accoglienza è di tutto rispetto: centinaia di
poliziotti in tenuta da guerra attendono il corteo per stringerlo
all’angolo del Marmara Hotel dove lo attende un altro gruppo di
manifestanti. E’ proprio in questo lato della piazza che nel 1977 ci fu
il maggior numero di morti. La tensione torna ad alzarsi. Tutti si
guardano intorno preoccupati, sui tetti tiratori scelti. Slogan: “E’
Taksim la piazza del primo maggio!”. Si depongono garofani rossi. Poche
parole “Siamo qui per ricordare 36 nostri compagni!”.
Poi lentamente il corteo si scioglie filtrando attraverso il muro della
polizia. Altri gruppi che da diverse direzioni cercano di raggiungere
la piazza vengono invece caricati duramente. Il gruppo più numeroso,
circa 2.000 ragazzi, si riversa giù per Istiklal Caddesi, il salotto
buono della città. Cariche e lacrimogeni inseguono i dimostranti anche
nelle strade laterali.
La situazione torna alla normalità nel tardo pomeriggio. La polizia
torna a presidiare la piazza battendo i manganelli sugli scudi.
Notizie di scontri arrivano da altre parti della città, da entrambe le
rive del Bosforo. Imprecisato il numero di feriti e discordanti le cifre
relative ai fermati. Per la prefettura sarebbero 580, per il DISK circa
un migliaio. La stessa cifra fornita da una rappresentante
dell’Associazione per i Diritti Umani (IHD) mentre nel suo ufficio a
pochi passi da Taksim telefona freneticamente per cercare di raccogliere
notizie attendibili.
In serata arrivano i bilanci e le valutazioni. Gli organizzatori in una
conferenza stampa hanno ribadito che “Istanbul è stata trasformata in un
campo di concentramento... il prefetto deve dimettersi. La
responsabilità è del governo, della prefettura e di tutti coloro che
hanno voluto presentare il primo maggio come un giorno all’insegna della
paura”. Inoltre hanno chiesto di “rilasciare immediatamente tutti i
fermati. Non è reato fare delle richieste. La causa di questo caos ha un
indirizzo preciso”.
Per il prefetto la responsabilità di quanto accaduto “è di coloro che
hanno voluto fare una manifestazione non autorizzata”.
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