[Bsf] sulla stampa la triste vicenda di Marinella Mareata di 13 mesi , dei 3 fratelli , della mamma del padre 070507

Luigino Beltrami luigino.beltrami1 a tin.it
Mer 9 Maggio 2007 01:06:15 CEST


                                                                            IL BRESCIA  (E POLIS)  7 Maggio 2007 pag 29 
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Alcune immagini della
famiglia e della tenda in cui
abita ormai da alcuni mesi,
vicino al campo Rom
Oggi il consigliere di
Rifondazione Comunista
Osvaldo Squassina
andrà dal prefetto per
sottoporgli il caso
M.D.B.
 
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7 Maggio 2007 29
Brescia
REPORTAGE
Non pagano la corrente
e la casa viene distrutta
La famiglia Mareta, che viveva al campo nomadi di via Orzinuovi, rifiuta le accuse e
dice di aver sempre rispettato le regole. In sei, però, da mesi vivono in una tenda di
fortuna al limitare dell'area tra sporcizia e sterpaglie. di Massimiliano Del Barba


Vivere in sei in una tenda senza luce, acqua, gas e servizi igienici. Dormire per terra, svegliarsi e andare a lavorare in cantiere mentre la moglie accudisce i quattro figli, uno ancora lattante.
Dal 13 marzo scorso questa è la storia della famiglia di Romeo Mareta (ma tutti lo chiamano Rocco), quarantacinquenne di origine Rom, venuto dalla Romania anni fa per sfuggire al regime di discriminazione del suo governo.
Rocco e la sua famiglia prima vivevano al campo nomadi di via Labirinto, poi dal 2002, assieme ad altre 20 famiglie di origine rumena, serba e kosovara (molti infatti di quelli che vengono comunemente considerati nomadi, sono in realtà cittadini europei o profughi di guerra con diritto d’asilo che con il nomadismo non hanno nulla a che fare), il Comune di Brescia li ha trasferiti nel campo di via Orzinuovi, a ridosso dell’Ortomercato. Lì, fino a marzo di quest’anno, occupavano un prefabbricato di una ventina di metri quadrati: una umile sistemazione, ma dignitosa, completa di bagno e riscaldamento, così da poter condurre una vita quasi normale: lavorare, mandare i figli a scuola (ogni giorno dal campo passa infatti lo scuolabus dell’Opera Nomadi e della Cooperativa Ecopolis), la sera cenare tutti assieme attorno a un tavolo.«Venerdì 13 marzo però - racconta Rocco -, mentre mi trovavo in Romania per alcune faccende burocratiche, è giunta una pattuglia di 5 vigili urbani, con il dirigente dei servizi sociali accompagnato dall’assistente sociale: la porta è stata forzata, tutto il contenuto dell’abitazione è stato caricato su un furgone e portato al magazzino comunale. Dopo di che è intervenuta la ruspa che ha abbattuto il mio prefabbricato ». Espulsa dal campo, la famiglia Mareta vive da quel giorno oltre il perimetro delle casette prefabbricate. Il nuovo alloggio è verso la rete di recinzione, appoggiato a un terrapieno, infestato di alte erbacce oltre il quale si scende al fiume: una tenda di recupero con all’interno tre materassi, di  più non ce ne stanno, la notte vi dormono in sei. Il servizio cucina è per forza all’aperto. Come mai? Cosa è successo? Romeo ufficialmente non lo sa perché, dice, «non mi è stata data più alcuna lettera, ed il mio avvocato sta aspettando che gli forniscano la documentazione, ma da informazioni avute da un dipendente comunale sembrerebbe che mi sia addebitato il furto di energia elettrica ai danni di un altro abitante del campo e di aver ospitato a casa mia persone non autorizzate mentre ero assente». In effetti nel campo vige un regolamento la cui violazione comporta la perdita dell’alloggio. «Siamo molto preoccupati per mia figlia Marinella di 13 mesi e per Christian affetto da epilessia» conclude Rocco.  
Ora la sua richiesta di aiuto è  stata raccolta dal consigliere regionale  di Rifondazione Comunista Osvaldo Squassina che stamattina sarà dal Prefetto per informarlo dell’accaduto: «Anche se il dolo si è veramente verificato - ha commentato - non si è mai visto che per non aver pagato la corrente venga abbattute le abitazioni. Si tratta di un atteggiamento repressivo inaccettabile». ¦

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