Carta di identità del Brescia Social Forum
(Testo elaborato nell?ambito dei seminari trasversali tenutisi il 16.12.2001 e 09.01.2002 e ratificato dall?assemblea plenaria del Brescia Social Forum in data 30 gennaio 2002)
Contro la globalizzazione neoliberista, per la globalizzazione dei diritti e della solidarietà
- Siamo quelle e quelli di Porto Alegre, spazio aperto e plurale di incontri e riflessioni, di formulazione di proposte e scambio di esperienze, per permettere ai movimenti sociali che si oppongono al neoliberismo e alla dominazione del mondo da parte del capitale, di costruire un'altra idea di mondo possibile, fondata innanzitutto sulla partecipazione diretta di tutti gli esseri umani. Ci riconosciamo nella dichiarazione dei movimenti sociali che insieme abbiamo idealmente sottoscritto a Porto Alegre a conclusione del secondo Forum sociale mondiale.
- Siamo quelle e quelli di Genova, uomini e donne convinte dell'illegittimità di un governo oligarchico del mondo, il G8, le cui politiche neoliberiste generano povertà, disoccupazione, devastazione ambientale. Siamo sindacati e Ong, associazioni e movimenti sociali, lavoratori e disoccupati, contadini e studenti, impegnati a costruire una grande alleanza per creare una società nuova, lontana dalle logiche del mercato e del denaro, fondata sul valore della vita umana (la principale e più preziosa ricchezza che abbiamo) e centrata sul primato della persona, dei bisogni e del benessere collettivo.
- Siamo quelle e quelli di Assisi e di Roma, oppositori irriducibili della guerra, strumento privilegiato delle politiche dei Potenti della Terra nell?obbiettivo di asservire il pianeta ai propri interessi politici, economici e culturali. Un dominio oppressivo che semina odio, xenofobia, sessismo e che costringe interi popoli a vivere nella miseria e nella disperazione. Strumento a cui ricorrono sempre più spesso governi e gruppi di potere di ogni parte del mondo, nell?agghiacciante convinzione di poter risolvere controversie tra stati o di conquistare il potere seminando morte e distruzione.
- Siamo quelle e quelli di Brescia, delle battaglie di giustizia a fianco dei lavoratori migranti, delle iniziative di diplomazia popolare e cooperazione decentrata nei Balcani, del coordinamento anti-G8 (che da mero supporto logistico-organizzativo per Genova ha voluto crescere e tentare di diventare qualcosa di più).
- Perseguiamo un mondo che bandisca la violenza come strumento di lotta politica. Le nostre discriminanti sono il ripudio della guerra, il rifiuto del razzismo, del fascismo e di ogni forma di totalitarismo. Non riconosciamo discriminazioni sessuali, religiose, culturali. Al contrario, al nostro interno convivono sensibilità differenti: la nonviolenza, la disobbedienza civile e sociale, il pacifismo e lo sciopero di massa, sono per noi efficaci forme di lotta, compatibili tra loro
- Siamo avversari irriducibili di qualsiasi forma di terrorismo, da qualunque parte esso provenga, compreso quello di Stato. Il terrorismo è esso stesso rivolto ed utilizzato contro di noi, contro il nostro desiderio e la nostra possibilità di costruire un mondo migliore.
- Ci battiamo per politiche e per società in cui venga sconfitto il sistema di potere delle multinazionali, l'asservimento dei bisogni sociali agli imperativi del profitto e la sovranità degli stati e dei popoli ai comandamenti di alcune grandi istituzioni sovranazionali (FMI, OMC, Banca Mondiale). La globalizzazione capitalistica che costituisce il metro di misura di queste istituzioni non ci appartiene e per questo la rifiutiamo. Al contrario, noi ci battiamo per una globalizzazione solidale, dal basso, rispettosa dei diritti e delle culture degli esseri umani e di tutti gli altri esseri viventi.
- Siamo contro la globalizzazione che nega all?infanzia i diritti del gioco, dell?istruzione, della salute, della gioia, obbligando milioni di minori a lavorare, a fare la guerra, a morire sulle mine, a morire di inedia e malattie, a prostituirsi. Bambini considerati come merce, usati come mera risorsa economica e non rispettati quale componente essenziale per la costruzione di un mondo migliore che è già da ora più loro che nostro.
- Condanniamo la globalizzazione che rafforza un sistema sessista, violento e dominato dall?uomo, che favorisce l'esclusione politica e sociale delle donne, negando loro un?identità culturale, rendendole sempre più povere ed aggravando le forme di abuso e mancanza di rispetto dei loro diritti e bisogni.
La questione femminile non ha soluzioni unilaterali; è un problema di rapporti reciproci all'interno dell'umanità.
- Non siamo e non vogliamo essere un partito politico. Il nostro fine, al contrario, è quello di salvaguardare le nostre differenti identità e i nostri specifici obiettivi.
Il nostro pensiero e il nostro agire, le nostre elaborazioni e le nostre proposte dovranno nascere tenendo sempre conto dello stretto rapporto che sussiste tra mezzi e fini, della coerenza tra gli strumenti usati e gli obbiettivi perseguiti.
La strada che si intende percorrere non è importante solo per i criteri e lo stile con cui si affronta, ma anche per l'esperienza che in quel procedere si matura, per l'arricchimento che, per quella via, ne deriva.
Allo stesso tempo pensiamo di poter costruire un percorso comune, fatto di riflessioni e di analisi, di lotte e di iniziative rivolte al mondo esterno a noi.
Crediamo che fuori dalle nostre associazioni, dai nostri forum, dagli ambiti politici e sociali in cui ci riconosciamo, esistano innumerevoli altre esperienze o individualità che possono essere coinvolte nel progetto di una globalizzazione solidale. E' questo lo scopo principale della nostra impresa collettiva.
- Affermiamo il principio della democrazia partecipata, il coinvolgimento e la responsabilizzazione di ogni singola Persona nelle decisioni collettive.
Aspiriamo alla democrazia diretta. Vogliamo approfondire ed estendere l?esperienza di Porto Alegre.
Ci basiamo sul metodo del consenso per valorizzare quello che ci unisce e relativizzare quel che ci divide.
Crediamo nella pari dignità tra organismi a carattere nazionale e/o verticale e strutture orizzontali, che si formano dal "basso".
Rifiutiamo la personalizzazione della politica e pratichiamo e promuoviamo un metodo di decisionalità collettivo e partecipato.
- Abbiamo principi comuni, ma anche obiettivi comuni.
- Non riconosciamo la legittimità del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, dell'Organizzazione mondiale del commercio, della Nato, strutture di un potere transnazionale che sovrasta i diritti delle persone e dei popoli. Esigiamo la fine della loro interferenza nelle politiche dei singoli* *Paesi.
Ci battiamo invece per l'istituzione di organismi internazionali realmente democratici, la cui legittimità risieda non solo nei governi, ma anche nella partecipazione attiva della società civile.
- Riteniamo illegittimo il debito estero dei Paesi impoveriti, che, funzionando da strumento di dominio, priva i popoli dei loro diritti fondamentali, alimentando lo sfruttamento internazionale.
Ne esigiamo l'annullamento incondizionato e la contestuale riparazione dei debiti storici sociali ed ecologici maturati dai paesi arricchiti e predatori verso quelli impoveriti e depredati..
- Avversiamo la speculazione finanziaria e lo strapotere dei mercati finanziari. Per questo chiediamo la soppressione dei paradisi fiscali, la tassazione delle transazioni finanziarie e l'assoggettamento delle multinazionali alle leggi dei singoli stati. L'istituzione della Tobin tax rappresenta un utile passo avanti in questa direzione.
- Ci opponiamo a ogni forma di privatizzazione delle risorse naturali e dei beni pubblici, in quanto costituiscono una forma di asservimento al potere delle società transnazionali. L'energia, l'acqua, la salute, l'istruzione, la cultura, i mezzi di comunicazione, i trasporti sono beni inalienabili, che non possono essere ridotti a merce. Crediamo in uno spazio pubblico completamente rinnovato in cui, attraverso la democrazia diretta e partecipativa, siano i diretti interessati a decidere sulle grandi questioni.
- Riconosciamo ai lavoratori e alle lavoratrici gli stessi diritti sindacali, civili e politici in qualsiasi parte del pianeta e a prescindere dal colore della pelle. Mentre i beni e i capitali possono valicare senza limiti qualsiasi frontiera, le persone sono costrette a controlli umilianti, condizioni inaccettabili, ricatti, repressione e schiavitù. Ci battiamo per migliorare le condizioni di vita e di lavoro, contro lo sfruttamento del lavoro minorile, per la libera circolazione delle persone, contro qualsiasi limitazione ai diritti dei migranti, per un salario dignitoso in qualsiasi parte del mondo.
Ci opponiamo con fermezza a qualsiasi legislazione razzista e discriminatoria.
- Licenziamenti e disoccupazione si accompagnano spesso a un'impennata degli utili aziendali e delle quotazioni di borsa. Chiediamo invece che sia ovunque impedito per legge il ricorso al licenziamento o a forme di sussidio pubblico in presenza di utili aziendali ed esigiamo, anche qui nel cuore dell'Occidente arricchito, il pieno rispetto delle garanzie fondamentali dei lavoratori, contro qualsiasi ipotesi normativa (p.es. Carta dei "diritti" europei) che tenda a limitarli. Allo stesso tempo ci battiamo per l'istituzione di misure - come il reddito sociale e la riduzione dell?orario di lavoro - per combattere la precarietà dilagante che l'attuale sistema economico genera in tutto il mondo, compresi i paesi occidentali, determinando l'aumento dell'insicurezza sociale, soprattutto per le giovani generazioni.
- Ci battiamo per un consumo critico e responsabile, equo e solidale, che favorisca una produzione rispettosa dell'ambiente e dei diritti delle persone.
Consideriamo il consumismo un disvalore psicologico, etico ed ambientale.
Ci impegniamo, inoltre, nel boicottaggio delle imprese che non garantiscono il rispetto dei diritti sindacali e civili dei lavoratori, il rispetto dell'ecosistema e delle differenti culture.
- La terra è un bene prezioso e inalienabile. Il suo sfruttamento in nome del profitto, provocando la concentrazione della produzione nelle mani delle multinazionali e asservendo intere produzioni nazionali al dominio oligarchico del mercato mondiale, costituisce un crimine contro l'umanità.
Chiediamo una equa redistribuzione delle risorse della terra. Le sementi e il materiale genetico sono di proprietà dell'umanità. Esigiamo l'abolizione dei prodotti transgenici e della concessione dei brevetti. Il rispetto dell'ambiente e della salute costituiscono un imperativo di qualsiasi scelta politica ed economica.
- La globalizzazione liberista produce miseria, odio, morte. Per imporsi a popolazioni intere ha bisogno della spada costituita dalla corsa agli armamenti, dall'aumento delle spese militari, dal rafforzamento e dal rinnovamento delle alleanze militari, dal potenziamento degli apparati polizieschi. Noi chiediamo lo scioglimento di queste strutture e di questi apparati perché rifiutiamo totalmente la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti ed esigiamo la fine della repressione e della criminalizzazione della protesta sociale.
- Anche in Europa le conquiste più avanzate di decenni di lotte politiche, sociali e civili rischiano sempre più di essere trasformate ed asservite agli interessi economici dominanti. Noi crediamo in un'Europa realmente democratica, solidale, sociale, multiculturale, pacifica e rispettosa dell?ambiente. Anche per far vivere questa ambizione ci impegniamo nella preparazione di un Forum sociale europeo, nello spirito del forum sociale mondiale di Porto Alegre.
- L'attuale struttura dei sistemi socio-sanitari e detentivi sottintende una matrice culturale volta ad identificare le persone nella propria caratteristica dominante (patologia o reato che sia) piuttosto che nella propria integrità di soggetti portatori di dignità e diritti.
Per questo delegittimiamo le comunità psichiatriche di stampo manicomiale, gli istituti detentivi ed ogni altra struttura tesa alla separazione dal contesto sociale e non alla messa in discussione dei modelli culturali dominanti.
Ne rifiutiamo inoltre ogni forma di privatizzazione: le forme riabilitative non possono essere vincolate a logiche di profitto che andrebbero ad incidere ulteriormente sulla qualità dei servizi e sulla dignità delle persone.
Rivendichiamo invece il diritto di ogni soggetto in difficoltà di poter essere al centro del suo percorso riabilitativo come portatore di istanze, di bisogni, di desideri.
Veniamo da storie diverse e da percorsi differenti. Quindi crediamo fortemente nella modalità reticolare che abbiamo conferito al nostro lavoro comune. La nostra unità ha arricchito le nostre differenze; le nostre differenze sono la garanzia dell'efficacia della nostra unità. Crediamo in questo principio e lo proponiamo a tutti quelli e quelle che in questi mesi si sono uniti al nostro percorso, convinti e convinte di poter compiere ancora molta strada assieme. La costruzione di un mondo diverso è esercizio faticoso e paziente. Noi abbiamo appena cominciato.
Brescia - 30.01.2002 - Assemblea plenaria del Brescia Social Forum
(Il testo sarà inviato e/o fatto pervenire a tutte le associazioni/gruppi/singoli interessati al percorso collettivo del BSF ? al fine di richiedere la loro formale (sollecita) adesione ai principi e agli obbiettivi comuni enunciati).
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